Una pagina – I ventitrè giorni della città d’Alba

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I Ventitrè giorni della città d’Alba – Beppe Fenoglio – 1952

La prima volta che ho letto questa pagina, mi sono immaginato i partigiani e i repubblichini, con le divise dei film della Tv, in bianco e nero, con le facce di Sordi ma la risata che improvvisa mi sale alla gola si ferma e mi strozza pensando a quella volta che misero al muro miei zii, per una semplice diceria. Immagino quando fu pubblicata con ancora in testa i morti di quattro anni prima, successe come sempre succede, chi manca della vita, quella vera si scagliò contro

Fenoglio pagherà cara questa libertà di raccontare la tragica comicità di un popolo che si fece usare. Ma a noi resta condensata in poche righe tutta l’essenza di una lotta che chiamammo partigiana.

L”inizio

Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell’anno 1944.
Ai primi d’ottobre, il presidio repubblicano, sentendosi mancare il fiato per la stretta che gli davano i partigiani dalle colline (non dormivano da settimane, tutte le notti quelli scendevano a far bordello con le armi, erano esauriti gli stessi borghesi che pure non lasciavano più il letto), il presidio fece dire dai preti ai partigiani che sgomberava, solo che i partigiani gli garantissero l’incolumità dell’esodo. I partigiani garantirono e la mattina del 10 ottobre il presidio sgomberò.

I repubblicani passarono il fiume Tanaro con armi e bagagli, guardando indietro se i partigiani subentranti non li seguivano un po’ troppo d’appresso, e qualcuno senza parere faceva corsettine avanti ai camerati, per modo che, se da dietro si sparava un colpo a tradimento, non fosse subito la sua schiena ad incassarlo.Quando poi furono sull’altra sponda e su questa di loro non rimase che polvere ricadente, allora si fermarono e si voltarono tutti, e in direzione dell libera città di Alba urlarono: – Venduti, bastardi e traditori, ritorneremo e v’impiccheremo tutti! – Poi dalla città furon visti correre a cerchio verso un sol punto: era la truppa che si accalcava a consolare i suoi ufficiali che piangevano e mugolavano che si sentivano morire dalla vergogna. E quando gli parve che fossero consolati abbastanza tornarono a rivolgersi alla città e a gridare: – Venduti, bastardi…! – eccetera, ma stavolta un po’ più sostanziosamente, perchè non erano tutti improperi quelli che mandavano, c’erano anche mortaiate che riuscirono a dare in seguito un bel profitto ai conciatetti della città. I partigiani si cacciarono in porte e portoni, i borghesi ruzzolarono in cantina, un paio di squadre corse agli argini da dove aprì un fuoco di mitraglia che ammazzò una vacca al pascolo sull’altra riva e fece aria ai repubblicani che però marciaron via di miglior passo.

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