Una pagina – Alice nel paese delle meraviglie

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Alice nel paese delle meraviglie – Lewis Carroll – 1865

Alzino la mano quelli che hanno letto Alice nel Paese delle Meraviglie! No, non barate, la versione della Disney non vale, e nemmeno quella di Tim Burton. Non valgono le riduzioni per la televisione e nemmeno le versioni ridotte dei libri per l’infanzia. Non vergonatevi, non siete in pochi a non averlo ancora letto. E a pensarci è davvero strano. È uno di quei libri così radicati nel nostro immaginario, lo conosciamo tutti, tutti sappiamo di cosa parla, e forse per questo è uno di quei libri che non sentiamo l’urgenza di leggere. Soprattutto quando ti chiami Alice e cresci sentendoti prendere in giro, quando sei persa nei tuoi pensieri, con appelli ironici che invocano il tuo ritorno alla realtà dal Paese delle Meraviglie. Ecco, gli originali che fanno queste battute state pur certi che il libro non l’hanno letto. Perché se viaggi nel Paese delle Meraviglie con la testa fra le nuvole è facile che prima che te ne accorga ti ritrovi decollata. E Alice questo lo sa bene. Per questo, durante il suo viaggio, è sempre ben presente a se stessa e riesce a vedere così chiaramente i non-sense che la circondano. Nel 2012 il Mart ha proposto una mostra intitolata Alice in Wonderland. Una mostra un po’ ignorata dal grande pubblico, considerando il numero di visitatori che questo museo riesce a raggiungere con allestimenti dedicati ad artisti o correnti più popolari. Probabilmente è stata snobbata per lo stesso motivo per cui siamo abituati a snobbare il libro, ridotta ad un allestimento adatto a bambini e famiglie – anche se posso assicurarvi che alcune delle installazioni presenti erano tutt’altro che adatte ai bambini. Come d’altronde non lo è davvero il libro! – Eppure, visitandola, era chiaro come Lewis Carroll sia riuscito a lasciare un segno indelebile nel nostro immaginario, influenzando in tutto il mondo gli artisti dei più diversi generi e delle diverse forme espressive fino ai giorni nostri. E sicuramente anche altri artisti in futuro saranno influenzati da lui. Il suo libro è un mondo aperto, che ancora ci parla, ci lascia dubbiosi, ci spinge a porci domande, ci incuriosce. Ci costringe a guardarci attorno in un modo che poi potremmo, dovremmo tranquillamente riportare anche nel nostro mondo, apparentemente così normale e logico. Anche se per farlo ci vorrebbero il coraggio e l’irriverenza di Alice.
F.K.

Nella tana del Coniglio

Alice cominciava ad averne abbastanza di starsene seduta presso sua sorella sull’argine erboso, senza avere nulla da fare. Una o due volte aveva sbirciato nel libro che la sorella stava leggendo, ma in esso non c’erano né illustrazioni, né dialoghi e – a che servono poi dei libri – pensava Alice – senza illustrazioni e dialoghi? – Aveva preso allora a considerare nella sua testolina (che ragionava come poteva, giacché per la giornata afosa era completamente istupidita e insonnolita) se il piacere di farsi una corona di margherite valeva la fatica di alzarsi e di cogliere i fiori, quando improvvisamente, vicinissimo a lei, sbucò correndo un Coniglio Bianco con gli occhietti rossi.
In questo non c’era niente di tanto strano, e Alice pensò che non era nemmeno tanto fuori del comune che il Coniglio borbottasse fra sé : – Povero me! Povero me! Arriverò in ritardo! – (quando ci ripensò più tardi, si meravigliò di non essersi meravigliata, ma in quel momento la cosa le parve più che naturale). Quando però il Coniglio trasse nientemeno che un orologio dal taschino del panciotto, e lo guardò allungando poi il passo, Alice balzò in piedi, essendole balenato alla mente che mai fino a quel momento aveva visto un coniglio che avesse sia una tasca di panciotto, sia un orologio da estrarne e, ardendo di curiosità, corse attraverso il prato dietro a esso, giungendo appena in tempo per vederlo scomparire in una profonda tana, sotto una siepe.

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