Quello che va fatto

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Edeline Potter aveva sempre agito secondo ciò che andava fatto. Fin da bambina valutava con occhio razionale la realtà che la circondava, e in base a quella agiva secondo necessità. Questa sicurezza l’aveva sempre protetta da dubbi, ripensamenti, e soprattutto delusioni amare ed acidi rimpianti, che se coltivati nella propria ombra crescono in florido e vivace odio verso chi ci circonda.

Edeline Potter non si lasciava distrarre da sfarfallii di sentimenti romanzeschi alla bocca dello stomaco, né si lasciava abbagliare dall’illusione di ambizioni che parevano galleggiare perennemente a pochi metri di distanza. Non conosceva le recriminazioni che si invischiano alla lingua durante i litigi, e non era mai stata sveglia durante la notte, fissando il soffitto e ascoltando con rabbia il respiro tranquillo di chi le dormiva accanto sperando, in un punto profondo e buio di se stessa della cui esistenza preferiva far finta di niente, che semplicemente si fermasse, così, come quando d’estate i grilli smettono di cantare e tu all’inizio neanche te ne accorgi.
Così era stato sin da bambina, e così era ancora.

Quando si era lasciata infilare al dito l’anello, davanti all’altare, non si era commossa, non aveva pianto, non si era emozionata, non aveva sentito nessuno strano movimento di pancia. Aveva accettato di sposare Mike perché lo amava, ma essere lì in quel momento non era niente di speciale. Era solo ciò che andava fatto dal momento in cui aveva accettato di diventare una moglie.
Mentre stava facendo nascere Sophie non provava niente più del solo e puro dolore fisico. Nessuna sofferenza nel sentirsi separare da una parte di sé, nessuna commozione per essere un mezzo attraverso cui la vita si rigenera, nessuna Mistica Illuminazione della Grande Madre. Aveva deciso di avere un figlio, doveva tenerselo in corpo il tempo previsto secondo natura e ad un certo punto, in qualche modo, bisognava farselo venire fuori. Semplicemente era ciò che andava fatto. E quando era nato Luke era andata ancora meglio, perché il suo corpo era già preparato e quindi aveva sentito meno dolore. Quando li allattava non sentiva nessuna tenerezza, nessun intimo o magico collegamento con quegli esseri bruttini e grinzosi, che odoravano di latte rigurgitato e pannolino, non canticchiava a bocca chiusa, non li cullava, non accarezzava invadente manine e piedini rossastri.

Per i primi mesi di vita tenerseli appiccicati come parassiti era quello che prevedeva la Natura, era solo quello che andava fatto. Nel momento in cui aveva deciso di avere dei figli le era sembrato più che naturale lasciare la sua posizione di giovane e brillante promessa dell’avvocatura e trasferirsi in periferia, mentre Mike andava avanti e indietro dalla città. Dopo lo scoppio di alcune inchieste sui veleni dell’allevamento intensivo, crescere da sé polli in giardino era ciò che andava fatto, e anche tagliar loro il collo con una mannaia, spennarli e strappare i calami dopo averli immersi nell’acqua bollente era ciò che andava fatto. Non aveva mai ucciso alcun animale, fino ad allora, ma era ciò che andava fatto, e quando era arrivato il momento non aveva provato alcuna esitazione, nessuna emozione l’aveva turbata o esaltata.
Quando aveva scoperto che Mike rientrava sempre più tardi dal lavoro perché aveva un’amante aveva pensato prima di tutto a Sophie e Luke. Restare con quell’uomo, senza lasciarsi distrarre da inutili sentimenti di rabbia e umiliazione, era ciò che dopotutto andava fatto. Così come lasciarlo, diversi anni e molte amanti dopo, scartate mano a mano che osavano invecchiare con lui, quando proprio Sophie lo scoprì con una sua compagna di liceo, di pochi anni più grande, facendo scivolare la loro bambina in quel vortice di sentimenti negativi che lei invece era sempre riuscita ad evitare. La sua sicurezza non era vacillata nemmeno quando, quasi per sbaglio aveva scoperto che un grave male la stava divorando da dentro, perché lei mica la sentiva quella cosa che le cresceva nella pancia, un male di fronte al quale la gente diventava improvvisamente troppo pudica per poterne parlarne. Andare regolarmente in ospedale per farsi bombardare di sostanze chimiche la lasciava completamente indifferente, perché era semplicemente ciò che andava fatto.
E adesso si trovava lì, in piedi davanti a loro, con la mannaia per i polli tenuta debolmente in mano, che li guardava senza capire cosa stesse davvero vedendo, e per la prima volta in vita sua proprio non sapeva cosa andava fatto. Mike in ginocchio singhiozzava in silenzio con i pantaloni calati, il debole sussulto delle spalle che lo svelava nella sua patetica fragilità. Sophie buttata sul letto come una bambola di pezza, aveva lo sguardo fisso e la bocca socchiusa in una vuota domanda, il lenzuolo tirato su a mala pena le copriva il giovane seno ancora abbozzato. E lei, Edeline, lì davanti a loro, che non si ricordava bene perché fosse tornata a casa prima del previsto dall’ospedale, perché fosse andata diretta in camera da letto, e perché in realtà non si sentisse stupita, di fronte a quella scena, e che le era sembrato quasi di essersela già aspettata milioni di volte davanti agli occhi. E non si ricordava nemmeno di essere uscita dalla stanza per andare diretta in cortile e rientrare subito dopo con la mannaia. E adesso, che cosa avrebbe dovuto farsene? Che cosa avrebbe dovuto fare loro? Guardava Sophie, poi Mike, poi di nuovo Sophie. Aveva giurato di proteggere entrambi, fino alla morte, suo marito il giorno in cui aveva deciso di sposarlo, sua figlia quando l’aveva presa in braccio per la prima volta, perché semplicemente era quello che andava fatto. Ma ora, per la prima volta, non era più molto chiaro come andava fatto. Chi li aveva portati a quel momento? Chi doveva andarsene per rimettere tutto a posto? Avrebbe dovuto uccidere Mike per proteggere Sophie? O proprio per proteggere sua figlia era invece lei che doveva uccidere? E se fosse stato Mike quello che doveva essere salvato? Guardava e non capiva, era sempre stato così chiaro quello che andava fatto, ma ora, ora per la prima volta le era impossibile capire e scegliere. E se invece avesse dovuto far ricadere su se stessa la mannaia? Se lei non fosse più esistita, unica testimone involontaria, Sophie e Mike avrebbero potuto credere che in realtà non fosse mai successo nulla, se non nella loro mente, e un po’ alla volta dimenticare e continuare a vivere. Che cosa andava fatto? Che cosa andava fatto? Ancora se lo stava chiedendo, che già il suo braccio lentamente si sollevava, portando in alto sopra la testa la lama affilata. Mike continuava a singhiozzare, Sophie non aveva ancora sbattuto le palpebre, ed Edeline sentiva per la prima volta il male che la stava divorando dentro. Che cosa andava fatto? E poi la mannaia le trascino giù il braccio.

FK – 2016

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