Una pagina – L’urlo e il furore

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L’urlo e il furore – William Faulkner – 1929

L’urlo e il furore non è una lettura per qualche ora di evasione dalla realtà. Non è rilassante, non è divertente. Non è per ammazzare il tempo, anzi, è più facile che sia L’urlo e il furore ad ammazzare voi. Ben prima dell’ultima pagina. A meno che non siate abbastanza ragionevoli da gettarlo prima voi nel fuoco o affogarlo nella vasca da bagno. L’urlo e il furore non è un libro ragionevole per persone ragionevoli.
È un tarlo che ti rode dentro, è uno stillicidio di emozioni contrastanti che ti scavano la mente e il cuore, lasciando un buco da riempire con il disgusto per i protagonisti e le azioni che arrivano a compiere. Ma anche compassione, perché sai che dopotutto, sebbene sia difficile ammetterlo pure a te stesso, nella loro disperazione e nella loro rabbia, nella loro meschinità e nella loro patetica grandezza, non sono molto diversi da te, da me, da tutti noi.
Se siete il genere di persona che cerca in un libro la medicina per trovare sollievo dalla vita, non leggete L’urlo e il furore. Se invece non avete paura di sdraiarvi sul ciglio della scogliera e guardare giù in fondo, allora fatevi coraggio e leggetelo. Perché dalle sue pagine lo spettacolo delle onde che frantumano gli scogli è terribile e meraviglioso.

Sette aprile 1928
Dallo steccato, tra i buchi dei fiori arricciati, li vedevo giocare. Loro venivano verso la bandiera e io andavo lungo lo steccato. Luster frugava in mezzo all’erba sotto l’albero dei fiori. Loro tolsero la bandiera e colpirono la palla. Poi rimisero a posto la bandiera e raggiunsero la piazzuola, e prima tirò uno e poi l’altro. Poi ripresero a camminare e io li seguii lungo lo steccato. Luster si staccò dall’albero dei fiori e andammo avanti lungo lo steccato, e loro si fermarono e ci fermammo anche noi, e io guardavo dai buchi della siepe mentre Luster frugava in mezzo all’erba.
– Qui, caddie -. Tirò. Si allontanarono attraverso il pascolo. Aggrappato alla palizzata, li guardavo allontanarsi.
– Dì un po’, tu, adesso, – disse Luster. – Non ti vergogni, a trentatre anni, a fare così? Dopo che sono andato fino in città a comprarti quella torta? Smettila di frignare. Perché non mi aiuti a trovare quel quarto di dollaro, così stasera posso andare alla fiera?

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