Intermezzo mattutino

tempo di lettura: 4 minuti

Domenica mattina, la sveglia ha suonato da un’ora ma non importa, oggi la vita non può avanzare alcuna pretesa. Oggi è il suo turno di aspettare. Ti stiracchi sotto il piumone, allunghi le gambe e le braccia e le tendi al massimo, fino alla punta delle dita di mani e piedi. Ma non ti prepari ad alzarti. Ti acciambelli invece con godimento felino. La luce che entra sfacciata dalla finestra non ti invoglia minimamente ad alzarti per fare, fare, fare qualcosa. Non lo sai ancora cosa, ma pare che sia necessario fare qualcosa per affermare di essere vivi. Al momento però non ti interessa. Anzi, sapere che il sole si è già levato ti fa gustare con maggior piacere questo momento di pura libertà egoista. Ah, che pace! Mondo, resta fuori, lontano da qui, questo momento è solo per me.
Chiudi gli occhi e infili la testa sotto il cuscino, tieni fuori la luce, gli odori, i suoni, tutto. Lasci che un sonno ondivago ti catturi la mente per lasciarla poi andare, e catturare e ancora andare. Quando riapri gli occhi il sole è alto, sfacciato, e la sua luce graffia arrogante i vetri della finestra, senza che le tende possano ancora schermarla. Scivoli fuori da sotto le coperte, lentamente, meccanica, già stanca. Desideri solo tuffarti in una tazza di tè nero bollente e proseguire il più a lungo possibile il tuo idillio con il sonno. Rotoli lentamente giù dalle scale, il corpo ancora scomposto.
Arrivi in cucina e riesci a mettere l’acqua a bollire solo perché le tue membra conservano una memoria atavica per le azioni primordiali necessarie alla sopravvivenza. E mentre aspetti i fatali 100° Celsius solo l’armadietto sopra il lavello ti dà il suo sostegno e impedisce alla tua testa di accasciarsi sopra il ripiano di marmo. Finalmente il vapore ti fa capire che il momento, sì, quel momento è arrivato, scegli la tazza adatta all’umore di questa mattina, scegli il tè giusto per guidarti dolcemente fuori dall’oblio, che per la domenica è sempre il darjeeling, unisci il tutto e lasci che il processo alchemico abbia inizio. Studi le volute vellutate dell’infuso che lentamente avanzano nella trasparenza dell’acqua, le osservi sotto il vapore conquistare tutta la tazza. Inali il profumo, pregustando il momento in cui il liquido ti scenderà in gola e ti scalderà il corpo. Un cucchiaio di zucchero, ché la domenica dev’essere dolce, una goccia di latte, mescoli il tutto con calma e a lungo, senza fretta. Prima inizierai a sorseggiare il té, prima lo finirai, prima questo tempo non esisterà più. E allora lo tieni sospeso sulla punta del cucchiaino, che continua a mescolare. Mescolare. Mescolare.
Alla fine non resisti più, ecco, ora il momento va assaporato in bocca. Sollevi la tazza e la tieni sospesa fra le mani ancora un secondo, respirando a fondo ad occhi chiusi, lasciando che il profumo ti riempia ancora prima del sapore. E poi, quando finalmente sei pronta ad assaporare lentamente, con calma, il caldo elisir che dolcemente ti traghetterà fuori dalle placide acque di Morfeo, ecco, sì, finalmente sei pronta al risveglio, eccola la vita, che irrompe senza rispetto nella stanza. Piena di sé, felice solo perché sa di essere, gratta alla porta con forza, la spalanca a testate prima che tu la possa fermare, uggiola e ti salta in braccio, inutile protestare, e con una nasata vigorosa ti rovescia addosso la tazza e tutto il suo contenuto, noncurante della tua triste rassegnazione. Ti si infila con forza sotto alle braccia, come per costringerti ad abbracciarla, indifferente allo sporco e all’odore che si porta attaccata e che ti lascia addosso, certa che sia l’unica cosa che vuoi in questo momento. Non puoi respingerla, confonde ogni tuo tentativo di allontanarla come un gioco scherzoso al quale rispondere con maggiore energia. Ti afferra e ti trascina fuori, tu dici a te stessa che non vuoi, magari puoi far bollire altra acqua e preparare un’altra tazza di té, ma la vita sa che in realtà è con lei che vuoi stare in questo momento, solo con lei. E alla fine non puoi fare altro che cedere. Ti lasci trascinare fuori ancora in pigiama, e ogni mugugno di disappunto che ti rimastichi dentro si smorza non appena il sole vi piove addosso, scaldandovi la pelle. La vita si rotola felice ai tuoi piedi, riempiendosi le narici del profumo dell’erba, e ti lancia con uno sguardo un invito a raggiungerla, ad essere felice lì, adesso e insieme. E non puoi fare altro che lasciarti travolgere dalla sua gioia istintiva di puro essere.

FK – 2016

Fai conoscere il blog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.