MalaNatale

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Un ufficio annegato in una miriade di finestre in una città commerciale come tante. Schermi led accesi, alcuni appesi al muro per poterli seguire con un unico colpo d’occhio, e una persona seduta sola. Negli schermi figure che si agitano, che rimangono ferme, che fumano e che bevono, vestite in maniere che potremmo definire strane o antiquate o troppo moderne.

Dallo schermo in alto a destra una voce, cantilenante e un po’ nasale, tipica del nord est italiano:

Quest’uomo è pericoloso. Sta minando alla radice i pilastri della civiltà occidentale. Lei cosa ne pensa, Santo Padre?”

Aveva parlato il rappresentante dei soffiatori di palline di vetro colorato.

Un uomo in bianco, in grande contrasto cromatico con gli affreschi che si intravedevano sullo sfondo, e che solo un grande esperto d’arte avrebbe saputo collocare in una stanza ben precisa della Città del Vaticano, studiò con calma i membri del CdA della Natale SpA dagli schermi che anche lui, come tutti, aveva di fronte.

La ditta era ufficialmente un’organizzazione senza scopo di lucro, registrata nel piccolo stato della Insulo de la Rozoj o Stato delle Rose che dir si voglia.

Cari figlioli, i sacri dogmi non possono essere minacciati a lungo senza che ci sia una reazione di qualsiasi tipo. Se spostiamo il Natale mi tocca pure spostare San Giovanni e chissà chi altro dal calendario.” Parlava come se dovesse rivolgersi ad una folla riunita per ascoltarlo.

Non possiamo tollerare che questo presunto studioso metta in pericolo i pilastri stessi della civiltà occidentale.”

È una minaccia,” disse il presidente della famosa bevanda gassata che aveva un interesse primario nella ditta “abbiamo provato a inviare i nostri migliori agenti ma quell’uomo è protetto.”

La persona che tirava le fila e che era a capo di tutto osservava i volti che si avvicendavano nei vari schermi incorporati alla parete. La parete stessa era uno schermo multifunzione.

Le recriminazioni delle varie corporazioni, che componevano la ditta, andarono avanti ancora per molto tempo, dai costruttori delle casette per i mercatini di Natale, fino alla lobby della neve finta da sparare sugli alberi, finti anch’essi.

All’esterno, intanto, scendevano i primi fiocchi di neve mentre la persona in poltrona pensava che forse per quell’anno qualcuno si sarebbe potuto riposare.

Lo studio dove si trovava il nostro, o sarebbe meglio dire la nostra seconda osservatrice, a differenza del primo rivelava all’esterno delle finestre un paesaggio marino come se ne possono vedere solo nelle foto pubblicitarie.

Qui si respirava la solitudine e, a differenza dell’altro, non c’era nulla che potesse essere tecnologico o apparentemente tale.

Cari fratelli gelatai, non posso che ringraziarvi per aver sventato l’ultima azione di quei Babbi Natale strafatti di bevanda gassata.”

La Epifania Inc., registrata nel Regno di Redonda, era riunita non casualmente nello stesso momento del consiglio di amministrazione concorrente.

Questa volta abbiamo rischiato grosso, per un pelo non lo perdevamo definitivamente, solamente l’intervento dei venditori di cocco da spiaggia ci ha salvati.”

In effetti le guardie chiamate cocco-bello si erano schierate da subito con Marcello Rigattieri, un solenne studioso di mezza età, dal volto bruciato dal sole, che in un suo viaggio in Mesopotamia aveva fatto una scoperta a dir poco sconvolgente.

Poco distante dalle famose rovine dei monasteri esseni del Mar Morto aveva recuperato delle anfore tra le quali una che, anziché contenere pagine conosciute o meno dei vangeli o dell’antico testamento o il solito vangelo apocrifo, custodiva un documento vergato dall’autorità, che certificava che un certo Yeshùa di mesi 5 si trovava a Nazareth per il famoso censimento.

Il documento indicava chiaramente che questo Giosuè era proprio lo stesso che gli estensori Biblici chiamarono erroneamente Gesù, traducendo una traduzione.

Fin qui nulla di strano, se non che il dottor Rigattieri ebbe la sfortuna di rivolgersi per un consiglio ad un collega che riteneva probo e retto nell’animo. Non aveva tenuto in debito conto che proprio l’animo umano a volte gioca brutti scherzi, in particolare quando si sente superato ingiustamente da un pari grado che ritiene meno dotato intellettualmente.

Successe allora che questo collega decise di dare risalto alla cosa, sperando di poter rifulgere di gloria, anche se solo riflessa in quanto latore al mondo della scoperta.

Appena si sparse la notizia, confermata da importanti archeologi, suonarono diversi campanelli in stanze solitamente avvezze ad altri suoni, fossero essi il ding dei messaggi di borsa o lo scampanio dei campanili.

Finite le recriminazioni, il CdA della Natale SpA continuava fra nervi tesi sempre più a fior di pelle. Il Papa non poteva assolutamente accettarlo, Gesù nato il 17 luglio? Il Natale in piena estate?

Il Papa pensava già alla fatica di un nuovo Concilio Ecumenico, da mettere in piedi di punto in bianco per rivedere di sana pianta celebrazioni, santi nel calendario, feste patronali spostate in pieno inverno. Non aveva paura di essere accusato di aver ingannato l’umanità tutta, negli Archivi Vaticani non si trovava nulla sulla data della nascita del Cristo ed era parso bello poter utilizzare il solstizio d’inverno o giù di lì.

Senza tener conto che con San Nicola rimasto a presidiare quella fetta d’inverno, i Santa Klaus non li avrebbero fermati più nessuno e il suo peso all’interno della ditta, con tutto l’indotto di presepi e immaginette varie, sarebbe andato a farsi friggere.

Della sua stessa opinione erano i pasticceri (chi si sarebbe ingurgitato pandori e panettoni, cioccolate calde e torroni a luglio?), oppure i venditori di alberi di Natale che avevano paura di essere soppiantati dalle palme di Natale o roba simile.

Il rappresentante della Coca Cola tentennava. A parte l’aver creato il mito di Santa Klaus come ora lo conosciamo, non aveva mai avuto un interesse solo nella stagione invernale e iniziò a ragionare. Dopotutto bastava estendere al mondo occidentale il sistema già rodato e funzionante applicato all’emisfero sud, di cui piena espressione era il torrido Natale australiano. Una Coca Cola si vende addirittura meglio sotto la calura. Naturalmente ciò comportava il dover contemporaneamente trasportare il sistema di marketing dell’emisfero boreale in quello australe e viceversa, era però poca cosa in confronto alla crescita esponenziale di vendite che avrebbero realizzato nei paesi del nord del mondo. I bisticci, le voci grosse, se il tutto non fosse avvenuto telematicamente addirittura il venire alle mani, non tardarono a levarsi dal CdA.

Ma qui entrò in scena colei che più di tutti fece pendere la bilancia a favore della linea dura, l’ente ancor più importante dei pasticceri, dei creatori di neve, di Santa Klaus, che fosse quello in pelliccione dell’emisfero nord o suo fratello in bermuda al sud, superiore addirittura al papa con il suo attaccamento a Gesù, che doveva rimanere nato e ancorato a dicembre, il 25 dicembre, e per il quale di conseguenza Rigattieri doveva essere eliminato, distrutto, e con lui anche la sua cricca di protettori. Al CdA della Natale SpA ruotò la poltrona dove stava seduta la nera Frigg. Un tempo divinità norrena, ora divinità suprema del commercio, del mercato, del consumo e del capitalismo, colei che era conosciuta agli uomini del ventunesimo secolo come Black Friday. Forte dei suoi eserciti di zombie amazoniani mosse per prima sulla scacchiera per rovesciare Rigattieri e impedire la diffusione della scoperta.

Si muoveranno più veloci e su più fronti per far tacere la verità. Finora avevamo condotto un armistizio da ambo le parti, ma è stato rotto nel momento in cui hanno attentato alla vita del signor Rigattieri. Dovremmo prendere in considerazione di eseguire l’ordine 96.”

Il Signor Rigattieri stava aspettando da tempo in una saletta in stile hawaiano con vista mare, sorseggiando un frappè al cocco e indugiando con lo sguardo sui quadri appesi alle pareti. Uno mostrava foreste di palme da cocco imbiancate di neve con i frutti pitturati di un rosso brillante come se fossero palline di Natale. In un altro si vedeva quella che si potrebbe definire una slitta surf trainata da granchi del cocco con berretti a forma di corna di renna.

Intento a osservare quelle opere si accorse solo all’ultimo momento di una guardia cocco-bello che entrò nella stanza.

La aspettano in sala riunione. Prego, mi segua.”

Lo condusse in una saletta attigua in cui una splendida donna, alla quale non avrebbe saputo dare un’età, lo fece sedere di fronte a sé.

Lei è stato molto fortunato, non è da tutti riuscire a sfuggire alla morte per mano di un Babbo Natale tossico strafatto.”

Le perplessità di Rigattieri di fronte al precipitare di eventi a lui sconosciuti e che lo vedevano coinvolto, suo malgrado e senza che ne capisse i motivi, sembravano ancora lontane dal trovare risposta.

Grazie, ma ancora non capisco con chi ho l’onore di parlare. E cosa ci faccio qui? E soprattutto perché un Babbo Natale mi voleva sparare con un fucile caricato a tappi di bottiglia?”

Mi perdoni, non mi sono ancora presentata. Sono la Befana. Che ci creda o no, lei ora è sotto la mia personale protezione.”

Quindi adesso lei vuole farmi credere che esiste Babbo Natale?”

Quel panzone grasso cocainomane che ha costruito il suo impero su una bevanda fatta con le foglie di coca e su un santo cristiano di origine turca? Sì, ahimè, esiste, ma non è questo il momento di parlarne. Lei dovrà stare sotto stretta sorveglianza. La sua scoperta si è rivelata veritiera e per questo è stato notato dalle persone sbagliate. Sarà trasferito in una nuova città e le verrà data una nuova identità per la sua sicurezza personale, a vegliare su di lei ci sarà un cocco-bello ventiquattr’ore su ventiquattro. Se vuole vivere accetti la proposta.”

Il mezzo di trasporto con il quale arrivò alla casa sicura fu la slitta surf che aveva visto nel quadro e che era ormeggiata nella baia.

Al suono del frustino agitato in aria dalla Befana, i granchi avevano cominciato a muovere le loro chele in circolo e a cozzarle le une contro le altre, un arcobaleno era magicamente comparso e la slitta aveva iniziato a surfare per poi librarsi in aria cavalcandolo.

Rigattieri si trattenne dal mettersi a ridere pensando che sarebbe stato scortese, visto che gli stavano salvando la vita, ma la situazione era oltre il surreale. Mancavano i minipony e poi sarebbero stati al completo. Con quel mezzo assurdo e in un tempo estremamente breve arrivarono a destinazione.

Il cartello della città, mezzo sbiadito dal tempo e dalla ruggine, raffigurava una pin-up con scritto Welcome to Neverember – Popolazione 0000.

Bene, signor Rigattieri, siamo arrivati. Credo troverà la città assai confortevole e il fido assistente cocco-bello provvederà ad ogni sua esigenza. Se ha problemi suoni questo campanellino ma si ricordi di usarlo solo in casi di estrema urgenza!”

La befana scomparve surfando nuovamente sulla slitta trainata dai granchi del cocco. Osservò meglio il campanellino e notò all’interno, quasi invisibile, inciso il numero 96.

Rigattieri si picchiò con forza, girandosi di scatto per controllare la propria ombra, cercando di svegliarsi, ma niente sembrava fuori posto. Eppure doveva essere un sogno!

Una volta provato di tutto rimase immobile in mezzo alla strada deserta, stringendo quel ridicolo campanellino tra il pollice e l’indice, lo sguardo fisso nel vuoto, ingobbito sotto il peso di ciò che stava vivendo. Se lo avessero messo su un piedistallo come una statua che accoglie futuri viaggiatori, il suo titolo sarebbe stato: non può essere!

Quando il cocco-bello arrivò lo trovò ancora così e dovette schiaffeggiarlo a lungo prima che si riprendesse. Solo a quel punto Rigattieri rivolse la sua attenzione al luogo dove era stato lasciato.

La città, o per meglio dire il paesino, sembrava si sviluppasse lungo la strada principale dove si trovava in quel momento, mentre edifici a dir poco appariscenti, se non folli, si susseguivano lungo la via fiancheggiata dalle palme natalizie. Palazzi dalle forme incomprensibili, a tratti quasi sciolti, dipinti con colori che facevano male agli occhi, alcuni dei quali mostravano gli interni e gli esterni contemporaneamente!

Rigattieri era in uno stato che un bravo psicologo avrebbe potuto definire scientificamente come non ci capisce più niente.

Il cocco-bello lo condusse lungo la via passando davanti a gelatai di Natale, negozi di abbigliamento estivo natalizio e molti altri locali che si potrebbero trovare in una qualsiasi località di mare. Mentre procedevano, Rigattieri avrebbe potuto giurarlo, alcuni edifici sembravano seguirli timidamente, provando anche a nascondersi dietro le palme.

Infine raggiunsero un edificio di forse tre piani, o almeno così sembrava, dipinto di un gialloviola, con il tetto al contrario e le porte orizzontali.

Nella sua mente si domandava continuamente dove poteva trovarsi il comfort in una costruzione del genere. Non capiva neppure come entrarci.

Per fortuna arrivò a soccorrerlo la sua guardia del corpo, che lo aiutò ad issarsi lungo lo stipite laterale (in qualsiasi altro edificio sarebbe stato quello di base), ma appena lo superò si sentì sbalzare di lato (o verso il basso, a seconda di dove ci si trovava in quella folle costruzione) trovandosi disteso a terra, mentre osservava un intricato soffitto di tubi e cavi, con la porta tornata come per magia alla sua più consona posizione spaziale.

Vedrà che col tempo si abituerà” gli disse il cocco-bello, “la gravità e a volte lo spazio all’interno degli edifici non amano conformarsi al resto del mondo. Mi segua, le faccio vedere la sua stanza.”

Lo condusse attraverso una porta e si ritrovarono direttamente al 17° piano, o almeno così diceva il cartello appeso sul pianerottolo delle scale che scendevano e salivano, ma per quello che vedeva potevano benissimo essere sottoterra perché aveva perso completamente l’orientamento. Percorsero un corridoio di circa trecento metri fino ad una piccola porticina, il cocco-bello gliela aprì ed entratrono in quella che doveva essere la stanza. Davanti agli occhi del signor Rigattieri si apriva uno spazio senza fine, contenente una grande spiaggia bianca sulla quale si infrangevano le onde di un mare senza colori. Al loro fianco una piccola stalla ospitava alcuni struzzi, due dei quali già pronti con selle e finimenti. Il cocco-bello gli fece cenno di seguirlo mentre saliva su quelle esotiche cavalcature e Rigattieri, con un’abilità figlia delle lunghe cavalcate nei deserti, lo seguì partendo allegramente al trotto. Cavalcarono lungo il bagnasciuga, oltrepassando porticcioli e piccole baie che non avrebbero sfigurato nei cataloghi di qualsiasi agenzia di viaggio. Dopo quasi un’ora arrivarono ad un promontorio dove un altissimo faro si stagliava sul mare e, nel vederli, il faro stesso fece loro cenno di raggiungerlo. Legarono gli struzzi ad una palma ed entrarono in quella che si poteva definire la più sfarzosa e arrogante stanza d’hotel: lampadari di cristallo si scontravano con decorazioni etniche che sgomitavano con l’arredamento orientale. Al centro di quella bagarre troneggiava un’amaca king size con baldacchino. Per la terza volta nelle ultime ore si bloccò e assunse la classica posa da No! Questo no!

Il cocco-bello, non senza piacere, ricominciò a schiaffeggiarlo finché, stordito, Rigattieri si accasciò sull’amaca e si addormentò.

Rigattieri passò i giorni successivi prendendo il sole, facendo lunghe camminate o cavalcate, provando anche a suonare pigramente il campanellino, senza che accadesse mai nulla. Anzi, sembrava non emettere neppure un suono.

I giorni si susseguivano nella pace e nella noia, nonostante Rigattieri avesse trovato un’ottima biblioteca all’interno di una conchiglia rosa e azzurra, nella quale passava la maggior parte del tempo perché era vietato prendere in prestito i libri.

Un giorno, rientrando nella sua stanza, non trovò più il cocco-bello. Al suo posto lo accolse una bellissima donna vestita di nero, dallo sguardo freddo e imperioso.

Buonasera, signor Rigattieri. Ero impaziente di conoscerla. Non è stato per nulla facile trovarla.”

Scusi, lei chi è?”

Ho avuto molti nomi, ultimamente mi chiamano Black Friday.”

E cosa vuole da me?”

Sono qui per porre fine alla sua fuga. Nessuno dei miei sottoposti è riuscito a scovarla, quindi sono dovuta intervenire personalmente. In questo momento i miei uomini stanno ponendo fine all’esistenza di tutte le persone che la stanno proteggendo. Avrei preferito offrirle una scelta ma ormai anche lei deve fare la loro stessa fine.”

Accadde tutto in un attimo, Rigattieri la perse di vista per un istante ma tanto bastò perché lei sparisse e subito ricomparisse alle sue spalle, trafiggendolo alla gola con un bastoncino di zucchero. L’archeologo si accasciò sentendo il suo sangue sgorgare e mescolarsi con lo zucchero, come una densa cioccolata calda che scorreva lungo il suo petto.

Annaspando a terra le sue dita si chiusero sul campanellino e, con un ultimo barlume di coscienza, lo scosse. La sua ultima speranza, la sua ultima e disperata richiesta di aiuto ed ecco, diversamente da tutte le altre volte udì un suono lieve, un tintinnio dolce e profondo che sentì propagarsi per tutto il suo corpo, una melodia che invase la sua mente e lo accompagnò nel buio in cui cadde.

Riaprì lentamente gli occhi ed una forte luce lo investì. Si rese conto di essere disteso su una superficie fredda e dura. Provò a sollevarsi ma il suo corpo non rispondeva ai suoi ordini. Quando tentò di parlare una voce echeggiò nella sua testa:

Hai attivato l’Ordine 96. Ora sei di fronte alla Scelta. l’Ordine 96 è un bisogno, un sogno, un desiderio, un qualcosa che nasce dal nostro profondo. Ora hai il potere di scegliere, di cambiare tutto.

Qual è la tua scelta?”

Rigattieri si sentì attraversare come da una scossa elettrica. Non capiva come fosse arrivato a quel punto. A lui interessavano solo i suoi studi e raccogliere fondi per portare avanti le sue ricerche, ora invece per colpa di alcune stupide anfore si trovava braccato da quelli che sembravano terroristi o malavitosi della peggior specie, costretto a scegliere non sapeva nemmeno cosa per aver salva la vita.

Ma perché per voi è così importante la data esatta del Natale? Che cosa importa davvero che sia festeggiato in luglio o dicembre?”

Nel silenzio che gli rispose gli parve di percepire un sorriso di approvazione.

Quello che dici è giusto, non è davvero importante quando si festeggia il Natale, perché il vero Spirito del Natale dovrebbe pervadere ogni giorno della nostra vita. Se riuscissimo a dar vita tutto l’anno agli ideali di amore, fratellanza e comunione che sono la vera essenza di questa festa, quanto migliori sarebbero le sorti dell’Umanità? Su questo sei chiamato a scegliere, il Destino ha eletto te per portare alla luce la Verità sulla festa più importante per tutti gli esseri umani, liberandola così dal giogo del consumismo che l’ha resa la puttana delle lobby del Natale. Ora io ti chiedo di nuovo: qual è la tua scelta?”

Nel silenzio che seguì Rigattieri si sentì pervadere da quella sensazione di tepore che provava da bambino durante le feste natalizie, che non aveva a che fare con i regali che avrebbe trovato sotto l’albero o con i dolci che avrebbe mangiato, ma con il fatto che i suoi genitori, per alcuni giorni, sembravano dimenticarsi di tutte le preoccupazioni e i problemi che li distraevano durante il resto dell’anno per vivere intensamente tutti insieme quei momenti di intima pace e serenità, fatti di piccole gentilezze e attenzioni reciproche. Si immaginò che quel tepore potesse toccare tutta l’Umanità tutto l’anno e riuscì a figurarsi come poteva essere un Mondo dove non esistevano più discordia, dolore e solitudine. E mentre quelle immagini di gloriosa pace e comunione lo illuminavano come la Santa Teresa del Bernini trafitta dall’estasi divina, un’altra voce , simile ad artigli affilati passati su una lavagna, riempì l’aria intorno a lui.

Oh, quante stronzate! Befana cara, se vuoi giocare sporco con la carta dei buoni sentimenti allora ci costringi a tirare fuori l’artiglieria pesante.”

Rigattieri si riscosse con un brivido dalle sue visioni. Iniziò a battere i denti, spaventato, mentre sentiva una goccia di sudore freddo formarsi sulla tempia e scorrere giù fino al mento. Avrebbe riconosciuto quella voce in qualunque situazione. Era stata Black Friday a parlare. L’aveva trovato e ora che era lì su quel tavolo, inerme e incapace di difendersi, avrebbe sicuramente terminato ciò che non aveva potuto finire prima. Si aspettava di vederla comparire nel suo campo visivo da un momento all’altro, armata di un affilato bastoncino di zucchero. E invece sembrava non succedere nulla. All’improvviso l’aria esplose in una cacofonia di trombe che a fatica presero l’aspetto di una sequenza di note, fino a quando si levò chiara la voce di Bing Crosby che cantava Santa Klaus is coming to town. Rigattieri era ancora immobilizzato e gli era impossibile difendersi da quei suoni, che normalmente avrebbe trovato gradevoli ma che in quella situazione erano insopportabili. Strinse i denti sperando che quella tortura terminasse presto, ma appena la canzone finì Frank Sinatra attaccò con Winter Wonderland, e subito dopo ecco Dean Marty che iniziava a cantare Let it snow! Let it snow! Let it snow!, seguito a ruota da Doris Day che intonava Jingle Bells. L’intera colonna sonora dei centri commerciali e dei blockbuster natalizi gli veniva sparata a tutto volume dritta nel cervello, grazie alle limpide voci dei cantori ufficiali dello Spirito Natalizio secondo la Natale SpA.

Rigattieri cercò in tutti i modi di opporsi a quella invasione della sua mente richiamando alla memoria tutti i tormentoni estivi della sua giovinezza, ma mentre da ragazzo i suoi coetanei flirtavano sulla spiaggia nelle calde sere di luglio lui era troppo impegnato a preparare gli esami universitari. Poche e deboli note di vecchie canzoni italiane riuscirono a venire in suo soccorso. Per quanto fieramente si opponesse con Sapore di sale e La canzone del sole, il suo corpo e la sua mente ormai stremati iniziarono a cedere. All’improvviso sentì le ultime forze abbandonarlo mentre le sue labbra iniziavano a fischiettare contro la sua volontà Have Yourself a Merry Little Christmas sopra la voce di Ella Fitzgerald.

Svenne, e finalmente fu buio e fu silenzio.

Era la Vigilia di Natale.

Le strade del centro erano illuminate a festa e l’aria era resa elettrizzante dalla promessa di neve imminente. Coppie felici passeggiavano tenendosi strette per scaldarsi mentre dalla piazza dov’era stata installata una vecchia giostra dei cavalli arrivavano le risa dei bambini, mescolate alle note delle canzoni natalizie e al profumo di cioccolata calda, zucchero filato e nocciole tostate. In mezzo a questa allegria si affrettavano i ritardatari per l’acquisto degli ultimi regali. Fra di loro, curvo nel suo cappotto per proteggersi dal freddo pungente, camminava Marcello Rigattieri, esimio professore di archeologia, famoso per le sue ricerche sul campo relative all’epoca Mesopotamica. Era da poco rientrato dall’ultimo suo viaggio in Medio Oriente e non era per niente abituato a quel clima, ma dopo tanti mesi di lavoro travagliato si godeva anche lui il riposo in famiglia e si era lasciato facilmente contagiare dall’atmosfera natalizia.

Sua moglie l’aveva mandato all’ultimo momento a comprare un regalo per la vecchia zia Guendalina, della quale evidentemente si era dimenticata e che sarebbe stata loro ospite per il cenone di quella sera assieme a tutta la famiglia. Mentre pensava a cosa potesse mai piacere a quella vecchia zitella inacidita dal tempo la sua attenzione fu attratta dalla vetrina di un’agenzia di viaggi, che prometteva fughe esotiche dall’altra parte dell’Equatore per chi voleva festeggiare il Natale al caldo. Guardava le foto che mostravano spiagge di sabbia bianca finissima bagnate da un mare turchese, mentre alte palme slanciate offrivano ombra e frescura ad un’amaca invitante. Mentre quelle immagini riempivano i suoi occhi gli sembrò che la sua mente cercasse di rincorrere un ricordo vago e indefinito, che però continuava a sfuggirgli come il ricordo di un sogno. All’improvviso l’aria si riempì delle note allegre di Rudolph the RedNosed Reindeer e Marcello Rigattieri fu accecato da una fitta di dolore che gli penetrò la testa come un ago rovente. Fu soccorso da alcuni passanti che lo avevano visto accasciarsi a terra, tremante e con lo sguardo annebbiato dal terrore. A chi gli chiedeva premuroso se avesse avuto un malore davvero non sapeva cosa rispondere.

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2 thoughts on “MalaNatale

    1. Grazie mille del commento. I racconti collettivi sono sempre divertenti da scrivere e speriamo da leggere. (p.c.)

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